L’avvocato, il giornalista e la riforma costituzionale

Qualche giorno fa mi sono ritrovata a passare una lunga serata con un giornalista e un avvocato che parlavano di riforma costituzionale.

Secondo il giornalista la costituzione andrebbe ammodernata perché non ci sono più le condizioni storiche che portarono alla sua stesura e in particolare non ci sarebbe più il rischio di una deriva antidemocratica. Secondo l’avvocato invece in Italia ancora abbiamo bisogno di una carta costituzionale che ci tuteli rispetto lo strapotere di movimenti politici e culturali che spingano la vita del paese senza freni, e forse rispetto anche alla nostra stessa ignoranza…

L’avvocato possiede in effetti una spiccata passione per la costituzione che non solo conosce bene nei suoi contenuti, ma soprattutto sa contestualizzare nel corso della storia della nostra repubblica con profondità e precisione notevoli. Gli ho quindi chiesto se avesse voglia di trascrivere i suoi ragionamenti su questo referendum.

Eccoli quindi di seguito:

 

Tema: istigazione al NO.

Sul referendum, a causa dello stalking disinformativo in cui da mesi siamo affogati, molti di noi non sanno ancora cosa votare perché non conoscono il merito di questa riforma.
con questa mia vi espongo le ragioni che ci dovrebbero imporre di votare serenamente NO il prossimo 4 dicembre.
La Costituzione è come un patto, un contratto fra lo stato e i cittadini: lo stato garantisce i diritti fondamentali degli individui, e questi si obbligano a rispettare le sue leggi e istituzioni.
La costituzione italiana si compone di 139 articoli, ed è in vigore dal 1.1.1948. Oltre 600 persone x cultura e storia diversissime (comunisti, cattolici, monarchici, liberali) furono elette apposta dal popolo per scrivere la Costituzione repubblicana, che fu votata da quasi la totalità degli eletti, l’“assemblea costituente”.
A garanzia di noi cittadini la Costituzione pone dei precisi vincoli per il governo/maggioranza di turno nell’esercizio del potere, cioè la maggioranza non può fare il cazzo che gli pare, ma deve rispettare i principi della C., come il principio di uguaglianza, che si trova nell’art. 3.
L’asse portante dell’attuale C. è stata quella di creare contrappesi e contropoteri al potere politico, costituito dalla maggioranza di turno, per impedire una nuova dittatura o anche solo il rischio di una deriva autoritaria.
Nel nostro caso, la riforma costituzionale cambia radicalmente 47 articoli dei 139 della C.
Nessuno di noi firmerebbe un contratto di 47 articoli, senza averli letti uno a uno. Tutti i giorni siamo bombardati di messaggi a favore del sì di questo tipo : se vince il no poi comanda Grillo, se vince il no restiamo bloccati i prossimi 30 o 300 anni, i leghisti e i fascisti votano no … senza mai però entrare nel merito degli articoli cambiati.
In questa situazione votare NO è prima di tutto un atto di autodifesa e razionalità.
Non si può essere d’accordo su ciò che non si conosce. Nel nostro caso i 47 articoli riformati non son mai stati descritti o spiegati a noi dai media, questo dovrebbe bastare a votare NO, senza neanche dover approfondire CHI abbia fatto questa riforma: un pezzo del pd e un pezzo del pdl, sostenuti da Confindustria, la Fiat, le banche nazionali e straniere, la germania (!!!), a dire che è una bella compagnia ci vuole tanto troppo coraggio!
X il NO sono schierati: Libera di don Ciotti, Associaz Naz. Partigiani, tanti membri e presidente della corte cost., la fiom . Tutto si può dire tranne sia una cattiva compagnia.
Ora, se il principio di precauzione non vi abbasta per sbollire il vostro entusiasmo per il si, scendo nel merito di questo incesto costituzionale, e ne specifico i punti più terribili.

  • Le istituzioni di garanzia.

Per garantire il rispetto effettivo della costituzione da parte della maggioranza che governa, i Costituenti hanno creato delle istituzioni di “garanzia”, che sono il Presidente della repubblica, la Corte costituzionale e la Magistratura, e hanno il compito di stoppare o annullare, in tempi diversi, le leggi o gli atti e comportamenti che violano la costituzione. Questi organi costituzionali devono essere indipendenti dal Governo di turno.
La corte costituzionale è composta da 15 membri, che durano 9 anni: 5 nominati dal Presidente della R., 5 eletti dalla magistratura, e 5 nominati dal parlamento in seduta comune, cioè Senato e Camera dei deputati insieme. Il parlamento deve eleggere i giudici con una maggioranza di 2/3.
L’alta maggioranza richiesta dalla C. per l’elezione dei giudici costituisce la loro garanzia di indipendenza dalla maggioranza politica di turno, che da sola non può eleggerli ma deve contare e quindi trattare con le minoranze presenti in parlamento. A causa dell’alto quorum richiesto, alcune volte anche per anni il parlamento non è stato in grado di nominare i giudici costituzionali.
Ricordo che recentissimamente il Parlamento stava per votare come giudici cost. l’avv. Ghedini, già difensore di fiducia di Silvio, in quota centrodestra, e tale Violante, per la sinistra. Grazie all’ostruzionismo delle minoranze parlamentari questi due personaggi non sono stati eletti.
La riforma di renzi e dei suoi compagni di merende stravolge completamente l’elezione dei giudici costituzionali, per come costruita dalla nostra C., nel modo seguente:
La camera dei deputati vota 3 giudici costituzionali, a maggioranza dei suoi membri.
Il Senato elegge 2 giudici costituzionali, a maggioranza dei suoi membri.
In questo modo la maggioranza di turno nomina praticamente il suo “controllore”, ben 5 giudici su 15.
Nel caso sopra citato con la riforma in vigore avremmo avuto come giudici costituzionali l’avv. di Berlusconi e uno, cd. di sinistra, che si è distinto solo per i suoi attacchi alla magistratura.
La Costituzione attuale prevede che il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune a maggioranza dei 2/3, cd. qualificata.
Dal terzo scrutinio la maggioranza richiesta diventa il 50 più 1 del parlamento, cd. maggioranza assoluta.
La riforma stravolge questo sistema di elezione, che diventa il seguente, nuovo art. 83 “dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea. Dal settimo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti”.
Votanti vuol dire “presenti in quel momento nell’assemblea”, in pratica con la nuova riforma, il Parlamento nomina il Presidente della Repubblica, che rappresenta tutta la Nazione, con meno di 250 persone su 730, rispetto ai circa 550 su 950, richiesti attualmente.
Quindi il futuro Presidente avrà una nomina tutta politica e dovrà ringraziare quei pochi che l’han votato.
Ora, come detto il Presidente della R. nomina 5 giudici costituzionali. Quindi una persona eletta da una piccola minoranza del parlamento, ancor più minore nel paese reale, potrà nominare ben 5 giudici costituzionali.
In sostanza se passa il si, il Presidente della Repubblica viene trasformato in un’istituzione politica eletta da una minoranza polita un po’ più grande delle altre minoranze.
Anche la Corte costituzionale perde la sua necessaria indipendenza, dato che dieci dei suoi 15 membri saranno nominati per meriti “politici”, quindi saranno controllori del governo, che è il controllato, solo formalmente.
Questi aspetti della riforma, cioè il radicale cambiamento delle elezione della C.Cost e del Pres., incidono negativamente, per quanto non in modo manifesto, sull’effettiva indipendenza di queste istituzioni. Ovviamente questi temi, apparentemente solo numerici ma fondamentali, non son stati minimamente descritti e spiegati a noi cittadini dai vari media. Penso che il motivo di questo sia facilmente intuibile da tutti noi, cioè evitare di farci votare in massa per il NO.

  • Il rapporto stato /regioni.

La riforma costituzionale introduce della cd, “clausola di supremazia statale”.
In pratica lo Stato può accentrare su di sé i poteri delle regioni, nelle materie di loro esclusiva competenza e SOSTITUIRSI a queste, tutte le volte che lo richieda “l’interesse nazionale” (nuovo art. 117 c. 4).
Ora, cos’è l’interesse nazionale non si sa e mai si è saputo. e forse è meglio non sapere…
In sostanza il Governo può far costruire il Ponte sullo stretto, e così via per inceneritori, trivellazioni, grandi opere, anche se le popolazioni locali o le regioni non sono d’accordo.
Quindi si introduce nella costituzione il sistema ILVA di taranto. Come noto a taranto le esalazioni tossiche dell’industrie dell’Ilva cagiona la morte delle persone. Regione e Magistratura ne hanno chiesto la chiusura ma il Governo si è opposto, invocando un presunto interesse nazionale, perchè l’ilva cagiona morte sì, ma anche lavoro, e scusate se è poco come interesse nazionale…  

  • Il bicameralismo perfetto.

I costituenti hanno previsto due camere, (senato 315 membri, più senatori a vita; Camera 630 membri), ELETTE DAL POPOLO che fanno le stesse cose e sono in carica 5 anni, salvo scioglimento delle camere.
X la costituzione entrambe devono votare la fiducia al governo, e approvare le leggi della Repubblica.
Questo sistema impone che le future leggi dello stato siano votate da due assemblea elettive: se una delle due modifica o respinge il testo approvato dall’altra camera, questo non diventa legge.
Questo modello serve a garantire che il Governo sia controllato DUE volte anziché una, e che le leggi siano espressione di una maggioranza effettiva nel paese, cioè di due camere elette dal popolo.
La riforma cambia radicalmente questo assetto costruito dai Padri costituenti dopo la guerra e il fascismo.
Il senato cambia funzione e composizione: diventa espressione dei territori locali, e non più di tutto il popolo italiano. Il nuovo senato sarà composto da 100 membri NON ELETTI dal popolo, di cui 21 sindaci e 74 consiglieri regionali. Questi 95 senatori/sindaci/consiglieri saranno nominati all’interno dei venti consigli regionali, quindi da altri consiglieri regionali, e una volta eletti godono dell’immunità parlamentare, esattamente come ora.
Il nuovo Senato partecipa al processo di formazioni delle leggi, esattamente come prima (nuovo art. 70), ma perde la sua fondamentale funzione di dare la fiducia al Governo, che resta solo alla Camera.
Renzi e i nuovi padri costituenti dicono che la riforma supera il “ping pong” delle leggi fra camera e senato, che tanto rallenta il processo di formazione delle leggi e, quindi, danneggia il nostro Paese.
Sono due palle in un’unica frase.
Prima di tutto il doppio passaggio delle legge è una garanzia per la loro buona formazione, e non è vero che rallenta il Paese. Ricordo che quando hanno da votarsi i cazzi loro, come i rimborsi elettorali, ci mettono 3 giorni a fare il doppio passaggio. E di esempi così ce ne sono a decine e decine.
Poi la riforma non supera affatto il bicameralismo, perché il nuovo senato può intervenire su ogni legge e per alcune leggi ha proprio l’obbligo di intervenire. Quindi semplicemente si toglie al senato il potere di sfiduciare il governo. Punto.
La cosa bella è che la Camera dei deputati resta un pallone gonfiato di 630 persone contro 100, che però fanno il doppio lavoro in quanto consiglieri/sindaci e senatori.
La truffa che si nasconde dietro questo punto della riforma è questo: i senatori saranno espressione dei territori locali che faranno sentire la loro voce a roma!
Ma la realtà è che i nuovi senatori rappresenteranno i partiti che li nominano e NON i territori locali!!!
Ma attenzione, qui sta la novità, i nuovi senatori non prenderanno stipendi come senatori ma solo …. Rimborsi!! Cosi si riducono i costi della politica …
Ora se i costi della politica, da noi comunemente intesi, sono solo e soltanto lo stipendio di 315 senatori, e non i centinaia e centinaia di milioni che la politica spreca, oltre a evasione e corruzione corra a votare si.
Questa riforma non riduce affatto i costi della politica né migliora il funzionamento dello stato, al contrario lo rende meno democratico, senza apportarci alcun beneficio.
Con la riforma dovevano e potevano togliere l’immunità ai parlamentari delle due camere, ma se ne son guardati bene.
Ricordo che l’immunità nacque nel 1700/800 per garantire ai deputati di non essere arrestati dalla Giustizia del Sovrano, per le opinioni e i voti che esprimevano in rappresentanza del popolo.
Quindi se arrivava una richiesta di arresto di un deputato la camera di appartenenza doveva decidere se l’arresto era frutto di un’iniziativa politica del magistrato “fumus persecutionis” o fosse doverosa.
In italia l’immunità è usata dai politici degli ultimi 30 anni semplicemente per sfuggire alla galera.
Solo in italia cè questo schifo. In europa e in Usa non c’è più nessuna immunità per i reati comuni fatti dai politici. Decine sono state le richieste dei magistrati respinte dalle camere, anche se era evidente che non ci fosse alcuna persecuzione del magistrato, solo dei reati grossi come delle case, ma fatti da eletti dal popolo.
Quindi in italia la funzione dell’immunità parlamentare è stata snaturata dai politici, prima ancora che potesse riconoscersi come anacronistica.
Una classe dirigente seria e per il cambiamento vero avrebbe abolito per sempre l’immunità ma … i nostri nuovi padri costituenti hanno altro a cui pensare per il bene nostro.

  • Il sostegno alla democrazia diretta

La propaganda del sì afferma che la riforma favorisce la partecipazione dei cittadini alla vitademocratica del paese, migliorando “potenziando” gli strumenti di democrazia diretta previsti nella costituzione. Questi strumenti sono la legge di iniziativa popoalare (articolo 71) e il referendum abrogativo delle leggi. La costituzione attuale prevede che i cittadini possano presentare al parlamento un disegno di legge di iniziativa popolare quando sia sottocritto da 50.000 persone. La riforma eleva a 150.000 le firme necessarie. La pillola viene indorata con la garanzia che il Parlamento discuta il disegno, imponendo l’obbligo di discussione, ma ovviamente non certo di approvarla.
Sul referendum abrogativo le 500.000 firme previste dall’attuale costituzione sono elevate a 800.000. Come zuccherino la riforma abbassa leggermente il quorum di validità del referendum che diventa, anzichè il 50% + 1 degli aventi diritto, al 50% dei votanti alle utlime elezioni politiche. Ora, dato che il referendum abrogativo è uno strumento previsto a favore delle minoranze politiche, se “subiscono” le leggi della maggioranza, l’umento di 300.000 firme renderà molto più difficile e gravosa l’azione referendaria in capo alle minoranza.
Dopo tutta sta tirata, chiudo così: votare sì al referendum è come vedersi il film “la Corazzata Potemkin”, già efficacemente definito da uno dei nostri migliori rappresentanti come UNA CAGATA PAZZESCA!!!.
Grazie per l’attenzione e buona costituzione a tutti!”

 

 

 

https://player.vimeo.com/video/16359745

 

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Categorie: Brainstorming

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