Contro il Destino: Il Principe Reale e Il Palazzo di Vetro

Mi è capitato recentemente di frequentare il luogo di lavoro del principe.

Ecco io in questo ruolo da pedinatrice mica mi ci ritrovo bene…

È successo tutto un po’ per caso, proprio poco poco prima o dopo averci reciprocamente likkati su tinder…

Mi aveva contattato un ragazzo, collega di una mia cara amica, per aiutarlo in un progetto…nel frattempo matchavo col principe e quindi, andando a spulciare online quello che faceva nella vita, mi ero accorta che questo progetto era organizzato dalla stessa Organizzazione in cui lavora anche lui.

Poi io, per dirla tutta, al Principe l’avevo raccontata questa cosa del progetto:

“Ma sai che sto aiutando dei ragazzi per un progetto a xxx?”

Lui non aveva risposto tipo: “ah davvero? Ci lavoro anch’io a xxx”

Lui aveva commentato: “ah”

E siccome aveva fatto finta di niente, pure io avevo fatto finta di niente.

Certo allora non pensavo che l’aiuto che mi ero resa disponibile a dare sarebbe proseguito molto oltre.

E invece…

Ad un certo punto ci sono pure dovuta entrare…nel Palazzo dell’Organizzazione… e me lo sono visto lì…il suo nome scritto su una parete.

Ero lì con Nina…cioè per fortuna che c’era Nina con me…sembrerà assurdo e un po’ da pazzi, ma io con Nina ci dialogo (oook non per forza sempre a voce alta)  e questo aiuta

Eravamo quindi da sole io&nina davanti al suo nome

E pensavo:

sto stronzo…

vedi te…

che cazzo ci faccio qui

mannaggia

“vabbè nina… facciamo sta cosa veloce e filiamocela via”

in fondo non è che sono una che crede al destino

(perché sennò principe…)

cioè al massimo nel destino a posteriori

cioè credo nella possibilità di rileggere la nostra storia a ritroso e trovarci significati nascosti

ma no, nel destino a priori, non credo

anyway

“fai veloce e fila via”

ecco poi però, evolvendosi il progetto, i ragazzi mi hanno chiamata di nuovo e poi di nuovo…

e ci sono tornata al Palazzo…

siccome poi sono loro sembrata gentile, hanno pensato bene di ricordarlo nella presentazione del progetto che ora sta appesa sulla porta d’ingresso:

 

“Un ringraziamento a xxx xxx”

(cioè il mio nome e il mio cognome)

 

non so esattamente cosa mi metta a disagio di questa situazione

io non credo nel destino

però,

cazzo,

sembra invece che il destino voglia farmi passare per una così

per una che ci crede

w…t…f…?

 

anyway

 

in realtà la cosa interessante da osservare a proposito di uomini e destino è un’altra che non so bene come definire, ma credo che abbia a che fare con l’idea che gli uomini (forse quelli un po’ come il Principe, forse un po’ tutti in certe situazioni…non so) hanno del loro destino

il Principe ovvio non è solo il mio, ideale, ne esiste anche uno Reale, molti credo.

cioè il Principe oltre a essere Federico (che poi ricordiamolo… non si chiama così) magari è uno che legge di sé in quello che scrivo

il Principe certo rappresenta l’intensità di un sentimento che al contempo può diventare desiderio incolmabile oppure pace dei sensi, e cioè emozione pura

d’altra parte però appunto spesso il Principe è Reale, cioè uno che, invece che viverlo a posteriori, ripercorrendolo con coscienza, dal destino si lascia travolgere, lo cavalca a priori, adducendolo come scusa per non occuparsi sul serio delle cose che gli “accadono”, oppure come dimostrazione dei propri magici successi…

facile fare il cinico che se la mena (sostanzialmente è questo il Principe Reale) per nascondere la crisi di mezza età, l’alcolismo e alcune paranoie assurde irrealistiche (che neanche mio padre a ottant’anni…)

 

si vive una volta sola…

perché sprecarla a rimanere intrappolati in un Palazzo di Vetro

al riparo da mostri

che molto probabilmente, tra l’altro, manco esistono?

 

quando sono uscita dal Palazzo

il freddo, il buio e lo stomaco sottosopra

ma ho affrontato i mostri, e con nina me ne sono tornata a casa

 

pedalando&sorridendo

 

(e canticchiando la canzone che di seguito posto, l’unica che non mi facesse sembrare una deficiente che canta in bici e l’unica che fosse possibile canticchiare continuando a sorridere)

 

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=vIbcqgXh5-4?feature=player_detailpage&w=640&h=360]

 

io e il blog (part2)

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=KYfNaL9lODs&w=420&h=315] 

 

ci sono altre ragioni che mi hanno spinto a scrivere questo blog, oltre quelle dell’ultimo post sull’argomento (http://parodiedirelazioni.wordpress.com/2014/11/05/io-e-il-blog-part1/), ragioni più generali, meno specificatamente tarate su tinder o sul principe

una volta ero a bere un aperitivo con uno conosciuto su tinder, incontrato una volta, mai più visto

ad un certo punto, non ricordo come c’eravamo arrivati, parlavamo di scuola…forse partendo dalle proprie esperienze personali, fatto sta che ad un certo punto gli chiedo: “ma secondo te, se una classe di bambini è indisciplinata, di chi è la colpa? Dei bambini o del maestro?”

“ovviamente dei bambini (hai presente le famiglie al giorno d’oggi?)…ai bambini bisogna insegnare l’educazione…”

ecco non l’ho mai più visto…

credo che sia troppo facile prendersela con dei bambini, e toppo banale con le famiglie…siamo figli del mondo, e quindi dovremmo impegnarci a costruire relazioni elettive oltre che parentali (a tal proposito…se avete voglia andate a leggervi almeno la prima parte di questo articolo: http://www.liberascuola-rudolfsteiner.it/main/home/main.asp?mode=m3&ida=155)

ci vuole davvero un po’ più di tenerezza nella vita

e ci pensavo ieri, perché ero in giro con nina…che già è cucciola, poi è proprio pure bellissima

(ma davvero è un fenomeno impressionante…ogni giorno ci sn almeno una decina di persone che ci fermano per fotografarla)

e pensavo: cacchio sei proprio tenera nina

e sembra una cosa rara… la tenerezza

ci pensavo mentre mi incamminavo verso il bar, per un bicchiere di prosecco, in solitudine dopo il lavoro

ma ovvio da quando c’è nina, è difficile farsi i cazzi propri

al bar c’era sto tizio, un giovane ragazzo, gentile e timido mi sembrava, che con un amico beveva una birra, e saluta nina. Lo rivedo fuori dal bar, mentre si accende una sigaretta. Gli chiedo da accendere, e così inizia a parlare mentre accarezza il cane (che per ora ancora non cammina in giro…e se ne sta dentro la mia borsa)

quindi questo ragazzo mentre fuma mi fa tutto un ragionamento sulla tenerezza che, mentre lo fa, penso “lo devo scrivere nel blog”, e allora improvvisamente mi faccio più attenta, ribatto per cercare di capire meglio il suo pensiero

che credo sia più o meno questo:

cioè lui teorizzava circa l’esistenza non solo della tenerezza come sentimento generico ma proprio come oggetto concreto, cioè come reazione ad un preciso tratto stilistico della natura che serve a favorire legami di protezione (e qui si torna alla questione del maestro)

e forse è anche vero credo…tipo in natura i cuccioli di una specie fanno tenerezza anche ad altre specie… tipo esistono le adozioni tra specie diverse…

finisco la sigaretta e lo saluto:

“ciao bello” (ma da dove mi escono fuori certe espressioni? Non sono una tipa da -ciao bello- eppure non poteva uscirmi meglio)

vabbuò (che è un’ottima traduzione per anyway)

solitamente dopo il bar mi incammino tornando verso l’ufficio, e mi fermo per fumare sul ponte mentre guardo i treni che passano

ieri sera invece ero in ritardo per un appuntamento con un’amica…e avevo la macchina di fronte al bar

-quindi fumo qua fuori senza arrivare al ponte- penso

mi son persa l’ultimo treno (adoro guardare i treni che passano…che vanno e vengono nelle due direzioni), ma ho guadagnato un po’ di tenerezza… perché alla fine sto tizio che parlava di tenerezza mi ha fatto tenerezza

cioè la tenerezza è una strada a doppio senso, è soggettiva ma anche oggettiva, è tenera nina, ma è tenero anche il tizio che si intenerisce di fronte alla sua tenerezza

cioè tipo tenerezza chiama altra tenerezza…

mi ha scritto uno sul blog e ci siamo scambiati qualche impressione sul dating online, quando gli ho raccontato che arrivava nina ha risposto dicendo: “bello, ma è una grande responsabilità”

ecco appunto, la tenerezza favorisce la presa in carico di questa responsabilità, anzi è proprio la chiave per la riuscita di una relazione affettiva e pedagogica

la tenerezza credo sia il meccanismo più importante che a sua volta fa scattare l’(auto)ironia e così le relazioni fluiscono meglio, come ripulire un motore vecchio e incrostato

ma cosa c’entra lo spignatto nel mio blog?

(per chi non sa cosa sia lo spignatto cerchi su internet!)

ma lo spignatto è una questione di chimica e d’amore!

nel senso di “passione” (l’ultimo ordine online è aperto da un mese perché è una questione di precisione che solo con tanta pazienza puoi affrontare…amore e pazienza… rimandano ad un altro post… http://parodiedirelazioni.wordpress.com/2014/10/13/amore-passione-e-tanta-pazienza/)

e nel senso di amore per il prossimo…divulgare qualche notizia sullo spignatto è una buona azione!

ecco credo che il mio blog abbia a che fare con questi argomenti: la pedagogia, la tenerezza e l’amore (per il principe e per il prossimo)

cioè non fraintendetemi, non voglio mettermi in cattedra

anzi in cattedra ci metto semmai le esperienze, mie e altrui…di chi voglia raccontarle (quindi non chi, ma cosa)

l’amore per il prossimo non è il mio amore per gli altri, ma l’amore tra le persone… i modi di fare, pensare e sentire, come si intrecciano o si evitano tra loro, è una questione di chimica

come due elementi diversi che trovano in un certo momento, luogo, occasione, una forza attrattiva eccezionale che permette loro di mescolarsi l’uno nell’altro (come per lo spignatto…tipo l’emulsionante…ma non solo e tanto altro…più in generale la trasmissione di qualità tra sostanze diverse)…

o che so… come un abbraccio…

questa è una tematica ricorrente nella vita, anzi forse è proprio la vita stessa, la modulazione di questa forza attrattiva che interviene su di un foglio altrimenti per sempre bianco, o nero.

quindi col blog cerco di scrivere il mio pezzettino di foglio, scrivere di amore, amore per il prossimo attraverso uno sguardo che riesce ad intenerirsi per non cadere nella frustrazione che spesso le relazioni umane impongono

e infatti sembra che almeno abbiamo questa risorsa (doppia), e cioè di poter essere teneri e inteneriti allo stesso tempo

certo non sempre, solo quando scattano certi meccanismi, che non sembra proprio si possano controllare. Non c’entra niente il destino io credo, cioè si tratta di una cosa molto più oggettiva del destino che impersona una soggettività divina…

cioè a volte certe cose accadono e basta, e non bisogna spiegarsele, perché se lo si fa allora l’occasione elettiva finisce in tragedia (tipo se ci pensavo troppo nina mica la prendevo, oppure sceglievo la sorella… e non sarebbe stata la stessa cosa…invece mi sono fidata della sensazione…ed ho fatto bene… ho scelto la più sfigata, perché pensavo -magari non è troppo agitata- e infatti è bravissima)

 

spiegare è come voler invertire un ordine, tipo prima/dopo, causa/effetto, soggetto/oggetto, voler invertire l’ordine, ma mantenendo quella sicurezza che ci darebbe se lo seguissimo

cioè bisogna scegliere ahimè… l’onda o la spiaggia… (l’onda e la spiaggia insieme fanno tragedia, fanno impatto)

cioè bisogna farsi trasportare dall’onda invece che cercare di domarla coi piedi fissati a terra, ma la fiducia ahimè è una questione delicata, di vita o di morte, almeno per come spesso la viviamo.

oppure decidere di rimanere a guardare da lontano la mareggiata

in ogni caso ci vuole  davvero più tenerezza (e davvero più indignazione quando, venendo meno, si finisce in tragedia)

cioè può venir meno la rettitudine, la morale, la deontologia, la disciplina, il rispetto pure… ma se viene meno la tenerezza per l’altro (quando quello ha bisogno di noi) allora siamo finiti, evoluzionisticamente parlando (anche se l’evoluzionismo è stato sorpassato…)

fottuti…(e non parlo di sesso)

 

io quindi scrivo il blog per scrivere di queste cose

 

 

 

suono il pianoforte

fin da piccola…avevo 5 anni quando mi sono messa davanti a quei tasti (giganti per me a quel tempo)

forse è allora che ho sviluppato la mia ossessione per le vie di mezzo….cioè per via della sensazione che fosse dall’unione di bianco e nero (i tasti…le partiture) che veniva fuori la magia

 

in ogni caso la musica classica da lì mi ha sempre accompagnata

scelgo quindi due pezzi che ho passato anni ad ascoltare meravigliandomi all’infinito, ogni volta

quei pezzi che riescono ad ispirare malinconia e speranza allo stesso tempo

 

se penso a tutta la pioggia che è caduta…

vien voglia di saltare direttamente a dicembre (o di tornare a luglio)

ma non avrebbe alcun senso

anzi bisogna cogliere l’occasione e imparare a costruire degli argini (e questo per davvero…viviamo proprio in un paese del cazzo…cioè straordinario e peggiore ad un tempo)

costruire degli argini affinché l’onda possa infrangersi senza farci fuori,

 

cioè alimentarci più che distruggerci

 

(io sono ancora paradossalmente convinta che ce la possiamo fare…amore e pazienza)

 

<3

 

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=eH4oGJcCzdM&w=420&h=315]