The Voice chapter 2: Genealogia

The Voice e XFactor sono due programmi fratelli, preferisco di gran lunga il primo, ma forse è bene evitarli entrambi.
Piuttosto mi guardo Un Giorno in Pretura.

 

Pearl Jam – “Unthought Known”

 

Finalmente mi sono ritagliata un po’ di tempo per scrivere su The Voice. Assumo una prospettiva antropologica e cerco di costruire una sorta di genealogia del famoso programma televisivo.

Cos’ è The voice? da dove viene e dove va?

The Voice è un “talent show” . Il Talent è il format figlio del Reality che  spopolava a cavallo dei due secoli. Il reality, il Grande Fratello (GF) per intenderci, ci ricordava che nonostante lo scorrere del tempo qualcosa rimane. Rimane il presente della diretta 24 ore no stop, cioè il racconto delle giornate intere di individui esposti in nudità al pubblico.

Se è vero che tra reality e talent non ci sono troppe differenze, è comunque vero che la distanza che li separa è carica di significati importanti. Provo quindi a fare una sorta di genealogia, o almeno di confronto generazionale tra i due show imparentati tra loro.

 

Il reality non è nato all’improvviso con il grande fratello, questo semmai ha sublimato il target. Quindi mi sono chiesta: e prima del GF? Cosa c’era?

Ad esempio Specchio Segreto, un programma degli anni ’60 che raccontava le reazioni di individui ripresi da telecamere nascoste di fronte a stimoli creati ad hoc (per approfondire http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Prima-delle-candid-camera-e-dei-reality-era-Specchio-segreto-di-nanni-loy-04f18fe0-e3fb-4983-8bac-157d03020563.html). Era simile alle candid camera, ma le superava. Già il nome ci rivela che oltre la partecipazione divertita di fronte a scene buffe, ci possono essere percorsi di immedesimazione più intensi e articolati.

Siccome però l’obiettivo è alla fine parlare di The Voice confrontandolo con XFactor, credo che Un Giorno in Pretura (GP) sia il parente adatto ad un confronto che ci porti a qualche riflessione utile.

Riassumo la geneologia supposta:

NONNO: GP

PADRE: GF

FIGLI: The Voice e XFacrtor… cioè i Talent  in generale

 

Il nonno – GP

Ogni puntata ripercorre un processo, e alla fine si sente la sentenza, qualche volta tutte le sentenze, fino alla cassazione. Spesso i casi non sono così elementari nell’interpretazione: guardando GP ti rendi conto che in effetti giudicare mica è poi tanto facile…anyway…

Il padre – GF

dò per scontato che tutti abbiano presente come funziona.

I figli – i Talent

Idem

 

Confronto Nonno-Padre

Nonno e padre (GP/GF) condividono un concetto di base simile. Si registrano ore e ore di filmato riprendendo una scena che non segue un copione e non è neanche frutto di improvvisazione, e non è neanche una scena amatoriale, è un’altra dimensione direi. In entrambi i casi il copione viene stabilito da:

1 – INQUADRATURA FISSA

2 – ANALISI DEL COMPORTAMENTO

3 – ESIBIZIONE-PROVA

4 – VOTO/SENTENZA di GIUDIZIO

Su 1 credo non ci sia bisogno di molte spiegazioni, è un fattore identico in GP e GF. Le camere sono ferme e catturano solo una parte della scena.

Con 2 intendo quella che in entrambi i casi il presentatore propone. E’ un’analisi che non sempre sarà poi in linea con il voto o la sentenza.

Anche 3 e 4  sono presenti in GP. Il momento dell’esibizione in GP è molto importante e di grande pathos. Ci sono le deposizioni, gli scambi tra difensore e pm, le battute del giudice. Ovviamente anche nel grande fratello l’esibizione ricopre un ruolo importante. Innanzitutto c’è la vita di tutti i giorni ripresa dalle telecamere. Poi c’è la DIRETTA SETTIMANALE, durante la quale gli ospiti della casa sono chiamati ad affrontare vere e proprie “prove”.

E poi 4: in GP c’è la sentenza di giudizio, nel GF invece il voto del pubblico. La maggior parte delle volte anche se uno è sicuramente colpevole/innocente, non è mica così facile dimostrarlo e assumersi la responsabilità di giudicarlo. E così anche nel GF il voto non può rispecchiare le propensioni di ognuno, ma sicuramente questo accresce la partecipazione.

 

Confronto nonno-padre-figli

Una cosa che accomuna padre e figlio da una parte, e caratterizza in maniera univoca GP, è il tempo della trasmissione. GP riguarda il passato, qualcosa che è già successo. I Talent e i Reality invece riguardano il presente che è tale in funzione della trasmissione. Temo che questo presente finisca per dare l’illusione di non passare. Di rimanere presente (e farci dimenticare quello che ci passa intanto sotto il naso?). Il passato invece fin da subito ci insegna che sarebbe meglio porre più attenzione al presente delle cose che accadono, perché una volta passato non si può più cambiare.

L’inquadratura accomuna nonno e figli, con l’ultima generazione torna ad essere inserita all’interno di uno studio televisivo vero e proprio, nel classico stile dello show.

C’è una cosa che invece accomuna padre e figlio: la posizione dei protagonisti. Mentre in GP ogni protagonista ha una posizione diversa (accusa, difesa, parte civile, giudici), nel talent invece sono tutti ugualmente concorrenti. E’ superfluo sottolineare l’involuzione verso l’appiattimento del panorama sociale riprodotto in tv?

L’intimità sbandierata pubblicamente, e la commozione che questa può suscitare,  è il tema televisivo per eccellenza. E’ un tema che riguarda anche e soprattutto nonno, padre e figli. Con i reality però la possibilità di immedesimarsi si amplifica enormemente rispetto al passato. Le occasioni si moltiplicano esattamente quanto le ore della diretta no stop. Ma allo stesso tempo si appiattisce. Con i talent si va oltre, la questione si affina. Sentirsi bravi a fare qualcosa, talentuosi appunto, è un tema con cui tutti devono fare i conti nella vita, nel bene o nel male. E’ un punto nevralgico. L’immedesimazione passa da “facile ma grossolana” a “faticosa e assolutamente centrata”.

E dopo cosa viene? dopo le emozioni più intime, quelle cioè che riguardano il rapporto con noi stessi? Svenduto quello, rimane un cane che si morde la coda. Forse se girassimo il timone verso una rotta diversa si potrebbe ricavarne la possibilità di trovare qualche spunto interessante per il futuro della televisione?

Posso in qualche modo capire che padre e figlio non vogliano intenzionalmente contribuire ad un mondo peggiore, dovrebbero però imparare dal nonno che sapeva emozionare, commuovere, incazzare, ma alla fine ti salutava sempre con una bella sentenza delle sue e mille riflessioni in testa che ti facevano ragionare e crescere.

Con The Voice (o XFactor) la commozione è stimolata attraverso l’immedesimazione nella frustrazione di un altro. Questa frustrazione riguarda il rapporto con se stessi. E’ un rapporto centrato tutto sul desiderio di possedere un talento eccezionale e che non trova mai pace. Insomma anche se vinci, la frustrazione rimane perché tanto poi l’anno dopo tutti si saranno dimenticati di te. Tutto passa nella vita reale e appunto nulla rimane -presente- 24 ore no stop. E per fortuna direi.

Questo tipo di immedesimazione porta alla fine ad esorcizzare le riflessioni utili che ci spronano ad agire: commuoversi davanti ad un vincente o ad un perdente di un qualche Talent ci solleva dalla fatica di avere a che fare con le nostre frustrazioni (perché ci emozioniamo per la spettacolarizzazione di quelle altrui) e così ci distrae dalla responsabilità che abbiamo verso noi stessi.

La responsabilità è più o meno questa: non avere paura, e provarci sempre. Se ci fissiamo ad  emozionarci guardando altri che non mollano e affrontano le loro frustrazioni, e alla fine vincono (o perdono), rischiamo alla fine di lasciar andare noi le nostre sfide.

Rinunciare ad agire, mentre ci spalmiamo sul divano per far passare un’altra serata prima di tornare il giorno dopo alla solita e banale routine quotidiana, abituandoci così a non combattere più per noi stessi: e’ quello che credo più o meno accada davanti all tv, guardando un talent.

Dopo queste considerazioni, posso spiegare perché tra The Voice e XFactor scelgo il primo. Ma lo riservo come terzo e ultimo capitolo.

 

Con la canzone all’inizio del post, questa volta (per la prima volta) ho inserito l’autoplay.

E’ un tantino invasivo e può dar fastidio, anche se la canzone è bella (eppure quando la tv ci entra nel cervello manco ce ne accorgiamo).

 

 

 

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Categorie: In Tv, The Voice

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