Lavorare, lavorare, lavorare

 

Ultimamente le cose si fanno difficili su molti fronti

Ma stamattina (tipo ormai non so un mese fa…) mi è arrivato un bel messaggio su twitter

Un po’ fatidico perché mi ha colto in un momento di grande sconforto.

Quindi m’ha dato davvero un grande aiuto

 

(GRAZIE AMICA <3)

 

“ho iniziato a leggere il blog: TU SEI BRAVA! CONTINUA A SCRIVERE!!”

 

scusate la fedeltà con cui riporto il maiuscolo, ma insomma è stata una boccata di ossigeno…

io fin dall’inizio ho però pensato che questo blog avrebbe avuto una fine

o almeno insomma tutta la vita che gira attorno a tinder….

cioè inizio a non poterne più di sconosciuti che mi scrivono su wapp o fb

effettivamente tinder è un buono strumento per incrementare i contatti su fb…nonostante le reticenze di alcuni ad andare sul personale…(paranoie che possono avere cmq solo quelli per i quali la pagina fb costituisca davvero un accesso alla propria intimità)

ora io non uso fb a scopo pubblicitario, ma molti sì…ecco tinder è un nuovo modo per allargare la propria rete d’influenza, tra l’altro con la possibilità di scegliere talune specifiche (demografica, geografica e anche culturale con la storia dei like)

 

E qui veniamo al mio esperimento che intitolerei: “non devi essere un figone o una figona per avere tanti contatti su tinder”

(Che poi erano due originariamente gli esperimenti, e quello a cui tenevo di più non sono ancora riuscita ad ultimarlo. Ma voglio farlo…prima o poi… è quello a cui tengo di più.

Anyway)

L’esperimento diciamo fatto e concluso è una roba molto semplice. E cioè ho provato a fare il profilo tinder di serena, fatto col profilo fb del blog

il profilo tinder così ottenuto è “anonimo”, cioè non ci sono foto in cui mi si veda.

Il risultato inaspettato dell’esperimento è stato il grande successo ottenuto con l’ anonimato, molto maggiore ad esempio di quello ottenuto con l’altro profilo … quello con nome vero e foto del volto.

Non credo sia una questione (solo) estetica, almeno me lo auguro. Cmq non esaurirebbe l’enorme divario (almeno me lo auguro). Penso che le foto in cui si vede/non vede intrighino di più. Ovvio foto però accattivanti…anche nella scelta di soggetti diversi…chessò paesaggi…

Comunque basta creare un’immagine intrigante senza dover far vedere proprio nessuno in faccia.

Ecco in faccia

Forse adesso inizio a capire il filo rosso di questo post

ci metto la faccia, anche se questo mi potrebbe creare dei problemi (o così molti mi dicono….per esempio sul lavoro)

Uno solo mi ha detto: ma va…ovvio devi farla l’intervista…tutte le blogger vogliono farsi vedere

anche se qua è un attimo diverso…però c’ho pensato, e ripensato e lo farò…si tratta di un intervista per un documentario, un piccolo canale, una cosa mica da spappolamento mediatico, pure seria insomma…

Oddio ogni tanto penso…serena stai facendo una stronzata (cioè mica facile superare i pregiudizi…non lo faccio a cuor leggero o con spavalderia)

In questo blog si parla di sesso…(cioè in realtà mica tanto)…ho cercato di raccontare molto altro e anche seriamente…seppur con un linguaggio molto piatto…cioè colloquiale…appunto un diario, un dialogo forse anche troppo interiore

Insomma ci metto la faccia, superando la virtualità di certe paure e affrontando la serietà di altre…più sensate (tipo ho preteso di rivedere il montato prima della messa in onda)

eppure da più parti…”ma che cazzo stai facendo….” , “ti rovini la reputazione…”

“metti che poi nella vita vuoi fare qualcosa e questo ti può ostacolare”

ora (e l’ho già detto forse più di una volta)… sul lavoro molto spesso è come in amore

anche sul lavoro mi auguro di trovare persone serie disposte ad andare Oltre la virtualità di certe percezioni pur di incontrarmi sul serio

ma poi se il mio futuro fosse -io cameriera, Nina, un monolocale e un barsottocasa- non sarebbe male

 

E poi il blog…oltre tinder

 

Perché sono sempre più convinta che “Parodie di Relazioni” fu un’ intuizione giusta

 

 

e grazie Principe per l’ispirazione….

questa sì…

questa te la dovrò per sempre

<3

 

 

 

 

 

 

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Realtà, fantasia e fatalità

 

La difficoltà a coniugare realtà e fantasia non è un problema che nasce con tinder ovviamente. Forse però il dating online rappresenta un occasione speciale per sperimentarne le implicazioni.

 

Il confine tra realtà e fantasia divide i sogni dalla realtà. Ci restituisce un’esperienza di vita ancorata ai suoi limiti. Ci aiuta a non impazzire, va però continuamente messa in discussione per poter evolvere e diventare adulti.. e poi invecchiare. Credo che tanto più avrò coltivato in armonia queste due tendenze, tanto più riuscirò ad affrontare serenamente i cambiamenti della mia curva esistenziale.

E infatti ogni tanto bisogna sapersi lasciare andare. Meglio il rimpianto (di non esserci riusciti) che il rimorso (di non averci creduto abbastanza). Seguendo la fantasia si trova la curiosità e così si scoprono cose nuove.

(Non avrei mai pensato fino a qualche tempo fa che mi sarebbe capitato di chattare con un sex-addicted. E che l’avrei trovato simpatico e innocuo. E che in seguito gli avrei parlato davanti ad una web cam.. e forse anche davanti ad un aperitivo??)

La fantasia è un elemento della realtà. Non è possibile rimuoverla e neppure renderla immortale. La fantasia produce incessantemente pensieri ed emozioni che subito dopo si trasformano in qualcos’altro.. ragionamenti, idee, azioni, fino a quello che scompare senza nemmeno lasciare traccia. La fantasia rappresenta quel surplus cerebrale che ci distingue dal mondo animale: la capacità di sentire e ragionare in astratto, a prescindere dall’esperienza di vita specifica che ci colloca in un determinato spazio-tempo-contesto.

Qualche tempo fa, sempre inchiodata in città nonostante l’estate inoltrata, ho assistito ad un incidente nel mio quartiere. Soccorro un ferito lieve, e faccio notare ai vigili che una delle due auto coinvolte ne aveva urtata una terza parcheggiata. Loro sostengono che no, quel “graffio” non poteva esser stato provocato dall’urto con la macchina che aveva perso il controllo della strada (forse dato l’orario notturno non volevano complicarsi il turno?).

Io insisto affinché verbalizzino invece che io ho visto la macchina slittare da quel lato e colpire quella parcheggiata. Torno a casa quasi all’alba, ripensando alla mia buona azione. Ho impiegato due ore del mio sonno per difendere la verità (esagerando..). Sono orgogliosa ma anche stanca. 

Il mattino dopo (cioè 4 ore dopo) mi citofonano. E’ il proprietario della macchina parcheggiata. Prendo la porta, obbedendo alla portinaia che mi dice “scendi che ti aspetta”. Io sto ancora dormendo quindi appunto eseguo senza pensare. Esco di casa in pigiama e prendo l’ascensore.

Mi aspettavo un altro genere di persona, il classico abitante arrogante del mio quartiere. Invece scendo e mi trovo davanti un giovane dinoccolato e riconoscente. Ci scambiamo il numero, i dati e lo stupore reciproco della buona predisposizione di entrambi. Vive di fronte a me, anche lui forse non è abituato a trovare molta gentilezza qua nei dintorni. Qualche giorno dopo mi scrive su whatapp informandomi che parte, mi ringrazia per l’aiuto, mi augura buone vacanze e mi dà appuntamento per colazione.. a settembre.. carino.

E’ stato un incontro un po’ fatale, nel senso che il destino ha deciso per me. Quando l’incontro (on line o per coincidenze della vita reale, per amore, amicizia o lavoro) avviene al di là delle speranze o timori che abbiamo nutrito a riguardo (quando la realtà supera la fantasia e il nostro orgoglio), allora ci mette in discussione e ci può sorprendere.

A prescindere dall’incontro fatale, se la socialità fosse una possibilità reale per vivere meglio? e se io potessi avere un amico nuovo che vive di fronte a casa mia (non solo quello storico che conosco da 15 anni e che è come un fratello ma che insomma è sempre lui..). Se intorno a noi si creasse un po’ più di solidarietà? Se ci lasciassimo andare un po’ di più? Con il tempo però, nonostante gli standard del mio quartiere, ho deciso di viverlo comunque. Anche se mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Ho conosciuto persone interessanti. Anche andare a bermi il caffè sotto casa può essere una bellissima esperienza. Nonostante passino 50 anni tra la mia età e quella dei miei interlocutori, io mi trovo benissimo con loro.

Nella vita occorre coltivare entrambe le sponde: quelle che ti confermano e quelle che ti rimettono in discussione. Non bisogna mai rimanere troppo a lungo seduti sulla riva del fiume a piangere.

Quindi tra il cinismo di quelli che “tanto hanno già capito tutto della vita..”  e l’incoscienza degli altri che vivono una realtà ovattata fatta di sogni irrealizzabili, io scelgo la prudenza coraggiosa di farmi guidare dalla realtà attraverso il mondo dei miei desideri 😉

 

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