Lettera ad un amore mai nato

Ho scritto di tante storie su questo blog. Alcune sono durate diversi interventi, altre sono state intense ma veloci folate di vento corse via neanche il tempo di capirle meglio. Siamo del resto sovraesposti continuamente ad un numero infinito di storie nella vita di tutti i giorni. È (stato) il secolo dell’individualismo e degli individualisti: si sono moltiplicate senza soluzione di continuità le tante storie di ciascun individuo, i pensieri, le emozioni, gli episodi, aneliti, dettagli, felicità e paure, ansie e adrenalina.
Però qualcosa deve pur distinguersi, una storia su tutte le altre. La Storia insomma.
Questa Storia lega due persone, una sono ovviamente io, e riguarda una parte di me che affonda le sue radici in quel periodo della mia vita così complicato e complesso, quella fase di ricerca compulsiva di me stessa. Quando cercavo di tessere un filo rosso che però non riuscivo mai a vedere, procedevo nel buio a tentoni, e puntavo sull’eccesso. Era in fondo un modo di ottimizzare le possibilità di successo in questo percorso di ricerca estrema.

L’altra persona è il più dolce amore della mia vita. Seppur platonico.

Ma torniamo a me. Le mie radici e quel periodo così complicato dicevo… quasi vent’anni dopo, accumulate una quantità di esperienze importante, una certa confidenza con il dolore intrinseco della vita, e anche tante risate e molta paura, un giorno qualsiasi della mia esistenza ho ritrovato un pezzettino di quel filo rosso tessuto alla cieca per un sacco di tempo.
Una traccia diciamo. L’ ho subito riconosciuta quell’impronta, e ho subito capito che nonostante gli anni di ricerca tanto estrema quanto analitica era l’istinto che ora poteva guidarmi.
L’ho subito riconosciuto, era un sentimento di appartenenza. Destino o qualcosa del genere. È stata una delle sensazioni più forti della mia vita, ma delicata e riservata.
Quella stessa traccia l’avevo già incontrata nella vita, almeno una volta ero sicura. Nel mezzo del cammin oscuro appunto, 15 anni prima, quell’emozione l’avevo vista e sentita per la prima volta. Era la prima volta che la vita mi scuoteva così forte, era la prima volta che mi ascoltavo.
Fu un’esperienza extrasensoriale ma mi fu assolutamente chiaro che non ero sintonizzata bene su quell’incontro.
Si trattò di una breve storia, pochi mesi, e si chiuse senza una vera spiegazione per me o per lui. Scappai a gambe levate, non ero ancora pronta per emozioni così intense, non ero in grado di gestirle. Quindi scappai via cercando di dimenticare il senso di fallimento e la presenza di lui..
Rimasi da sola, a lungo, nonostante gli amici e qualche storia più o meno importante. Passarono anni intensi che mi traghettavano verso l’età adulta. Resistetti a lungo alla vita che mi imponeva di crescere, e faticai parecchio a tenere insieme i pezzi. In qualche modo ci riuscii, imparai a dire di no, ad emozionarmi meno ma più facilmente, a lasciarmi andare, imparai a chinare la testa di fronte a quello che non potevo controllare, e imparai a soffrire più che dignitosamente. Arrivai così a questo momento fatidico in cui ritrovai una traccia del mio destino. Bastò un solo contatto e in un istante rividi tutto il percorso faticoso che mi aveva portato lì. Capii subito che questa volta sarei stata pronta e che nonostante tutto avrei dovuto riprovarci. Ma era una situazione surreale, con mille difficoltà davanti, praticamente impossibili da superare, eppure la chiarezza e la lucidità con cui capivo quello che stava succedendo erano piene.

Quindi La Storia lega questa parte di me che è la più importante e più vera, a Lui, nonostante i maledetti impedimenti insormontabili. Ma non voglio raccontare molto di Lui, trascinarlo in uno dei miei racconti, neanche nel più importante di tutti. Sento un fortissimo istinto di protezione nei suoi confronti, e per questo non parlerò dei suoi sentimenti per me, o di quelli che sarebbero potuti diventare in una dimensione parallela del destino, ma solo dei miei per lui. Di quanto sia importante per me questo sentimento di appartenenza e protezione, del fatto che mi ha già cambiato la vita, prima ancora di scoprire se in qualche modo il destino ci permetterà di stare insieme, per un momento o tutta la vita.

L’amore in fondo non è costituito da fatti e incontri reali. L’amore è un sentimento che si alimenta di emozioni che esistono a prescindere da quello che succede nel mondo. È un legame che ribalta il reale, dissolve le distanze, le polverizza dentro di noi ed è tanto potente quanto la distanza persiste nella realtà. Questo senso di appartenza e protezione, prima di qualsiasi contatto fisico, è tutta una cosa dell’altro mondo, è spirituale, divina direi, è l’ infinito che muove le nostre vite, il destino o come lo si vuole chiamare. È il principio.

I miei sentimenti per lui derivano tutti dall’emozione scaturita da quel primo contatto: “era destino, anzi forse già ci conoscevamo prima ancora di incontrarci”. Desiderio, un desiderio talmente forte che pare oltrepassare il piano reale, desiderio e solo desiderio, non si sa forse neanche di cosa esattamente. Se un giorno ci trovassimo per davvero uno di fronte l’altra avendo superato tutti gli impedimenti che ci dividono molto probabilmente rimarremmo a guardarci e scrutarci, a scavarci dentro con questo sguardo potente, senza magari neanche toccarci.

E poi l’abbraccerei, e affonderei il mio viso e la mia vita tra le pieghe del suo corpo, tra le curve del suo profilo. E poi sì lo bacerei, perché finalmente la paura e i pericoli sono passati.

Ma è una storia che pare impossibile, che si alimenta solo dei miei pensieri e del mio desiderio, e che ha marcato indelebilmente la mia memoria sensoriale. Non posso fare niente con lui o per lui. Posso solo pensarlo, e sperare che riesca a risalire il suo percorso senza indugiare dove è meglio non fermarsi, senza prendere decisioni sbagliate, irreversibili. Posso solo sperare che anche io per lui sia la traccia di un filo rosso da seguire che porta verso la versione migliore del suo destino. Di essere un pensiero che lo aiuti a resistere e reagire. Ma non posso neanche più dirglielo che lui è tutto questo per me, che mi sta aiutando a trovare spazio dentro di me, lo spazio necessario per potermi occupare di me stessa.

Lui per me è ed è stato tanto, e anche niente a conti fatti. È tutto messo insieme in qualche istante che rimane vivo, come un piccolo ingranaggio, nascosto tra i meccanismi, che ha acceso un motore spento da una sacco di tempo, proprio poco prima che me lo portassero via, tranciando questa breve ma più intensa storia d’amore della mia vita.